"Il
rosso di Luca Lischetti è un concentrato
di luce in cui restano impigliate figure umane, animali
e oggetti.
Il colore è una sorta di calamita che crea una
densità attrattiva. Una melassa infernale che funziona
come una parete contro cui si infrange lo sguardo dello
spettatore. La stessa superficie viene negata, anche se
non in modo definitivo, da piccole sculture aggettanti,
segni di una liberazione sempre possibile e sempre negata.
L'uomo di Lischetti dialoga con lo spazio sordo e apparentemente
sgombro, ma la parete è inviolabile perché
compattata dal colore che assorbe e respinge allo stesso
tempo.
Sembra che l'artista voglia dare una sensazione fisica
dell'impossibilità a muoversi, a staccarsi dall'incongrua
prigione. La tensione delle forme, i misteri degli uccelli
veri guardiani di una religione perduta, fanno sì
che il mistero attorno a queste opere infittisca la sua
relazione tra il Mondo e la Terra, tra la luce e l'oscurità.
La figura di spalle pensa al destino di una fuga, ma sa
che il muro che incatena alla vita è anche l'unico
sostegno a cui poggiarsi e sostenersi".
Valerio Dehò

Figure in lotta con la materia
"Grandi pannelli in legno con figure scolpite a
bassorilievo e dipinte con pigmenti commisti a vetroresina.
La figura umana è spesso collocata al centro
della composizione, ma si defila allo sguardo, che viene
distratto dalle finestrelle scavate nel legno, custodi
di illusioni infantili, giochi da bambino, bandierine,
baci d’amanti.
Per Lischetti la tentazione è vestita di bianco,
i suoi “fantasmi traslocati“ avvicinano
l’uomo fino a sfiorarlo, entrano nel magma scarlatto
fino a strapparne il cuore.
In essi si mescolano fobie di fanciullo, frammenti di
memoria, elementi del quotidiano teatro della vita…".
Da: fantasmi traslocati
Mario Chiodetti